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S I C I L I A


La Sicilia(...) la verde isola Trinacria, dove pasce il gregge del sole". (Odissea, XI, 140 - XII, 165)

   
   
   
Stato: Italia
Capoluogo: Palermo
   
Provincie:
Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani
   
Isole Minori: Isole Egadi - Isole Eolie - Isole Pelagie - Isola delle Femmine - Mozia - Pantelleria - Ustica
   
   
News: Notizie Regione Sicilia
Lingue parlate: Italiano - Dialetto Siciliano
 
 

 

 

 

 


 

   
 
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L'industria del turismo è un'attività in crescita, favorita dalla presenza sul territorio di numerosi siti archeologici (Morgantina, Valle dei Templi, Selinunte e Segesta solo per citarne alcuni) e di bellezze naturali che suscitano l'interesse dei visitatori.

Negli ultimi anni si è investito sulla capacità ricettiva di strutture alberghiere, favorendo un incremento delle presenze nell'isola, che nell'estate 2006 hanno raggiunto un livello record.

La Provincia di Messina, con circa 5 milioni di presenze turistiche annue, è la prima in Sicilia e tra le prime nel Sud Italia.

Oltre alle ben conosciute mete turistiche e rinomate località, come Taormina, Favignana, Caltagirone, Acireale, Agrigento, Siracusa, Palermo, Messina, San Vito Lo Capo, Monreale, Cefalù e Piazza Armerina (Villa del Casale), l'entroterra siciliano è ricco di storia, di tradizioni, ma anche e soprattutto di arte, cultura, fortezze, teatri, chiese, necropoli, boschi e bacini naturalistici d'importanza, elementi caratterizzanti le aree interne della Provincia di Messina, della Provincia di Enna (celebre il Castello di Lombardia), della Provincia di Catania, della Provincia di Ragusa e della Provincia di Caltanissetta.

 

Sicilia >> Natura


 

Le aree naturali protette della Sicilia comprendono quattro Parchi regionali che occupano una superficie di 185.824 ettari, pari al 7,2% del territorio della regione, e 76 riserve naturali regionali, per una superficie complessiva di 85.181 ettari, pari al 3,3 % della superficie regionale.

La tutela delle aree di valenza ambientale è competenza della Regione, pertanto non esistono nell'isola parchi e riserve naturali statali.

erei

 
 
 
Riserve Naturali
         

 

 

 

 

 

 

 

 

zingaro

Riserva dello Zingaro

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Riserva Capo Gallo

Riserva Cava Grande del Cassibile

Riserva Isola Bella

Riserva naturale Isola di Lampedusa

Riserva naturale sughereta di Niscemi

 

 

Sicilia >> Cultura


 

La lingua ufficiale parlata in Sicilia è l'italiano anche se la grandissima parte della popolazione locale parla anche il siciliano (u sicilianu) che, nonostante l'UNESCO e altre organizzazioni internazionali riconoscano come lingua, non gode di nessuna forma di tutela né da parte della Regione Siciliana né dallo Stato Italiano. La produzione letteraria è stata molto viva nel corso dei secoli, inizialmente grazie alla corte di Federico II con la sua scuola siciliana.

Grazie anche allo stile poetico dei Siciliani, molte delle loro parole ed espressioni passarono nel toscano illustre, base della lingua italiana.

Grazie inoltre a grandi poeti quali Giovanni Meli, Domenico Tempio, Mario Rapisardi e Ignazio Buttitta, scrittori come Gesualdo Bufalino o Andrea Camilleri e drammaturghi come Pier Maria Rosso di San Secondo, Nino Martoglio, Luigi Pirandello (Premio Nobel) e Luigi Capuana. Da ricordare anche romanzieri del calibro di Giovanni Verga e lo stesso Capuana per il verismo, così come anche Federico de Roberto, nativo di Napoli ma che visse a Catania (città d'origine della sua famiglia dove è ambientato il suo capolavoro, I Vicerè), mentre una menzione speciale va a Pirandello, Leonardo Sciascia, Vitaliano Brancati ed Ercole Patti per avere rivoluzionato il romanzo del Novecento. Salvatore Quasimodo (Premio Nobel) fu inoltre un pioniere dell'ermetismo. Ricordiamo anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa, famoso per il suo romanzo storico Il Gattopardo, ritratto della Sicilia risorgimentale, ed Elio Vittorini.

 

Sicilia >> Eventi


 

 
 
           
 

Dicembre ad Enna :

Pasqua a Favara

Giugno a Troina

2° Settimana di Settembre a Sutera
 
 
Sagra del Buccellato
Sagra dell'Agnello Pasquale
Sagra della "Vastedda cu Sammuccu"
Sagra del peperone
 
 
13 Dicembre a Caltanissetta
Pasqua a Caltanissetta
2° Domenica di Agosto a Cerami
4° Sabato di Settembre a Vallelunga Pratameno
 
 
Sagra della Cuccia
La settimana Santa
Sagra del Peperone
Sagra dell'Uva
 
 
25 Dic - 06 Gen a Sutera
Pasqua a Pietraperzia
Agosto a Piazza Armerina
Settembre a Delia
 
 
Presepe vivente nel quartiere medievale Robato
"Lu Signuri di li Fasci"
Palio dei Normanni
Sagra dei Barberi
 
 
Gennaio a Marianopoli e Sant'Angelo Muxaro
Aprile a Niscemi
Agosto a Sommantino
Settembre a Piazza Armerina
 
 
Sagra della Ricotta
Sagra del Carciofo
Palio di San Giuseppe
Sapori Antichi
 
 
Gennaio a Gagliano Casteferrato
Maggio a Piazza Armerina
2° Sabato d'Agosto a Milena
Settembre a Catenanuova
 
 
Sagra dei Legumi e piazza dei Sapori
Processione della Madonna e Sagra campestre Madonna della "Chiazza Vecchia"
Sagra della 'mbriulata (olive e salsiccia)
Festa di San Prospero Martire Patrono di Catenanuova
 
 
Febbraio ad Agrigento
Fine Maggio a Piazza Armerina
Agosto sull'Etna
Settembre a Leonforte
 
 
Sagra del Mandorlo in Fiore
Festa dei Balconi e dei Cortili Fioriti
Conoscere il Territorio del Vulcano - feste e degustazioni sotto le stelle dell'Etna
Sagra del Pesco
 
 
Febbraio a Sciacca
Maggio a Nicosia
Agosto a Caltabellotta
Settembre a Calascibetta
 
 
Festa della Madonna del Soccorso e Carnevale di Sciacca (Ag)
Sagra del Maccherone
Sagra del castrato e dei prodotti della montagna
Sagra della Salsiccia e Festa del Buonriposo
 
 
Febbraio a Ravanusa
Maggio a Sambuca di Sicilia
Agosto a Santo Stefano Quisquinia
Settembre a Bronte
 
 
Carnevale Ravanusano e Sagra della Raviola
Festa e Palio Maria SS. dell'Udienza
Sagra della Pesca
La Sagra del Pistacchio - Bronte celebra il suo " Oro Verde "
 
   
Agosto - Settembre a Mussomeli
Ottobre a Mazzarino
 
     
Le Vie del Medioevo
Sagra dell'Agnello e Santa Madonna del Rosario
 
     
2° Domenica di Settembre ad Aragona
Ottobre ad Agira
 
     
Sagra della Salsiccia
Sagra della Cassatella e del Coniglio Selvatico
 
       
Ultimo fine settimana di Ottobre a Santa Maria del Belice
 
       
Sagra del Ficodindia
 
       
Novembre ad Agrigento
 
       
Gustolio
 
       
Novembre a Cattolica Eraclea
 
       
Sagra di San Martino
 

 

 

Sicilia >> Tradizioni


 

Una parte fondamentale della tradizione siciliana riguarda i racconti orali, raccolti nell'Ottocento da Giuseppe Pitrè nella Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane. Si va dai cunti, alle fiabe, ai proverbi, agli scioglilingua. Il personaggio stereotipato di Giufà è il protagonista della maggior parte dei racconti che terminano con una morale.

Molti di questi racconti non sono ancora stati codificati del tutto. Esistono tante leggende (come le quattro di Gammazita, fratelli Pii, Uzeta e Colapesce) che hanno una variante in ogni città (della leggenda di Colapesce esistono una trentina di versioni codificate. Esiste una vera e propria mitologia siciliana

« Bisogna far conoscere interamente la vera, la grande anima della nostra terra. La responsabilità maggiore di questa missione dobbiamo sentirla noi musicisti perché soltanto nella musica e nel canto noi siciliani sappiamo stemperare il nostro vero sentimento. Ricordatelo. »
(Francesco Paolo Frontini)

Le tradizioni popolari sicule sono numerose e multiformi, poiché vi s’impressero non poche e divergenti colonizzazioni. È facile rammentare, infatti, che l’isola fu via via dominata da Greci, Latini, Bizantini e Arabi, Spagnoli e Francesi, tanto per fare gli esempi più palmari. Com’è ovvio, ciascuno di codesti influssi si esercitò sulla locale etnia in modo più o meno generalizzato, amalgamandosi e scontrandosi di volta in volta con le tradizioni preesistenti, a cominciare da quelle autoctone. La civiltà siciliana e la sua cultura spontanea appaiono perciò insulari, se paragonate agli analoghi frutti che maturano in Sardegna e in Corsica, ma di una ricchezza e di una peculiarità ottimali per uno studioso. Basti ricordare che il folklorista Giuseppe Pitrè dedicò un’opera in venticinque volumi alle tradizioni popolari di quest’area, inglobandovi con pertinenza descrizioni etnografiche e prospettive storiche.

Nel dominio delle tradizioni popolari rientrano le parlate siciliane, per quanto sia stato l’unico complesso di dialetti italici che precedette il toscano nell’elevarsi a dignità di lessico letterario, tanto da contender ad essa il primato, abbastanza lungo, quale lingua nazionale. In pratica, nel siciliano possono distinguersi diverse stratificazioni: a livello fonetico si hanno incontri consonantici di orizzonte prelatino e altri che sembrano apparentarsi alle moderne lingue della zona balcanica. L’etimologia, invece, rimanda alla dominazione romana, quella bizantina e soprattutto quella araba. Per esempio, l’arabico “gibel” (montagna) è componente di molti toponimi: Gibilmanna, Mongibello, Gibellina. Si hanno inoltre diverse province idiomatiche in cui il siciliano s’infrange con caratteristiche locali, e isole linguistiche: e ciò vale per le colonie Albanesi, stanziate prevalentemente nel Peloritano, ma anche a Piana degli Albanesi (vicino Palermo); e per i centri lombardi di Nicosia, Sperlinga, Novara e San Fratello, dove i locali dialetti rivelano addentellati gallo-italici.

Per quanto concerne il patrimonio letterario popolare, va detto che l’ideazione spontanea isolana si muove nell’ambito letterario tanto su temi religiosi o moralistici quanto su soggetti profani, come nel caso dei testi epici del ciclo carolingio del famoso Teatro dei Pupi, degli strambotti in ottava siciliana, e della favolistica che, per quanto appaia ristretta nella tematica, presenta sempre uno sviluppo narrativo esemplare: avvio realistico, ingresso di elementi e fattori sovrumani ben graduato o comunque verosimile, cura attenta dei dettagli, anche nei momenti più fantastici, e una vivacità d’articolazione che non viene mai meno, sia nelle più struggenti vicende amorose o in quei racconti che s’imperniano su un umorismo talvolta sfiorante il grottesco o il surreale.

Al panorama letterario si connettono precisi riferimenti musicali, si cui ora ci si soffermerà, accennando anche a talune manifestazioni coreutiche. Nell’ambito dell’invenzione compositiva spiccano non poche componenti che sembrano derivare dalla musicalità ellenica. La melodia siciliana, per esempio, tende a discendere dall’acuto, anzi dall’acutissimo al grave. Inoltre, di zona in zona, si ha un mutamento caratteristico delle scale impiegate, ognuna delle quali assurge a dignità del “motto del paese”, ma che puntualmente si connettono agli antichi modi greci. Ciò vale in parte anche per la tecnica della variazione che è eminentemente melismatica (fioriture di suoni su una sillaba o vocale del testo), ma poiché, spesso, tali ornamenti inglobano intervalli inferiori al semitono ne risulta che essi potrebbero derivare tanto dalle “chroai” del genere enarmonico ellenico come nelle gamme arabe, ricche, appunto, di simili intervallazioni. Le ascendenze “saracene” si fanno inoltre sentire nelle modalità d’intonazione della voce, sempre tese ed aspre. L’orizzonte culturale ellenico riappare nello strumento principale dell’isola, vale a dire nel “mariòlu”, del tutto simile all’antica “lyra”, anche per i poteri terapeutici che si attribuiscono alle sue sonorità. L’arte musicale è altresì presente nelle manifestazioni della fede Per esempio, con canti di giubilo nelle rappresentazioni del presepe “vivente” di Ciancina (Girgenti, Agrigento) e con lamenti, sostenuti da tamburi e strumenti a fiato, nel racconto della Passione di Cristo, quale si svolge ad Agira, in provincia di Enna.

Al complesso di espressioni testé menzionato si lega l’arte interpretativa del cantastorie. Un tempo, essa era patrimonio di due gruppi principali: i cantori ambulanti veri e propri, dediti alle ballate cavalleresche e alle storie profane, e gli “orbi” (i ciechi), specializzati nelle narrazioni e nei canti religiosi e il cui nomadismo, per ovvi motivi, era limitato al circondario dei luoghi di pellegrinaggio o alle province. Oggi i primi sopravvivono ancora, ma dall’inizio del secolo la loro funzione ha conosciuto un progressivo impoverimento: dapprima per l’influsso della musica “di consumo” e per il volgersi a soggetti di cronaca moderna, perlopiù “nera”, fattori che li hanno sradicati dal terreno più profondo della tradizione, e più recentemente, a causa di un processo d’intellettualizzazione tutto esteriore e dominato, non di rado, da sollecitazioni di politica spicciola.

Non meno interessanti le invenzioni coreografiche, contesto nel quale ha particolare rilievo il “Ballo della cordella”, sicuramente erede di una più antica danza della fertilità, come lasciano indurre il tempo dell’esecuzione (feste di maggio) e i fondamenti delle sue figurazioni. Il ballo della cordella, infatti, si svolge intorno ad un palo, dalla cui sommità pendono lunghe cordicelle multicolori: evidente ricordo stilizzato dell’albero ricco di fiori. Codesti nastri devono essere retti all’estremità libera dalla mano destra di ciascun interprete e intrecciati nel corso della danza. Il centro che ha una sorta d’appannaggio di tale ballo è Petralia Sottana, in provincia di Palermo. Fra le restanti forme coreografiche dell’isola si devono ricordare: l’antica Siciliana, danza di carattere pastorale, in movimento moderato, tagliata in tempo di 6/8, 12/8 o 6/4, entrata nella sfera della musica colta e le danze funebri, pressoché scomparse, che ebbe molta voga nelle “suites” o nelle “sonate” (si prestò anche per la musica vocale e restò sempre una delle forme predilette dai musicisti, tanto che si trova non solo in opere del secolo scorso, ma anche in composizioni da camera di autori moderni).

Il mondo delle credenze e delle leggende, in vario modo, si apparenta al patrimonio favolistico, poetico e musicale poco sopra delineato, costituendone non di rado la fonte prima. Come quasi in tutte le regioni italiane, si rintracciano quivi componenti pagane e cristiane, più o meno commiste, e superstizioni che toccano tutti gli aspetti della vita umana. Nell’area messinese e in quella palermitana, per esempio, è tuttora vivo il ricordo di Cola Pesce, ma molti altri personaggi di natura acquatica ricorrono un po’ in tutto il folklore isolano. Secondo una leggenda sarebbe stato un pescatore vissuto a Messina nell’età dell’imperatore Federico II (sec. XIII), mezzo uomo e mezzo pesce: la sua metamorfosi sarebbe stata l’effetto di una maledizione della madre, stanca di veder il figlio passare tutte le sue giornate nel mare. L’abilità di nuotatore di Cola e il suo strano aspetto avrebbero incuriosito l’imperatore, che, recatosi a Messina, lo avrebbe chiamato e, gettata una coppa o un anello in mare, lo avrebbe invitato a riportargliela. Cola avrebbe obbedito, ma avendo voluto Federico far ripetere la prova, non sarebbe più ritornato in superficie. A prescindere dai più noti ricordi di origine classica, si può qui segnalare la sirena che ogni anno, secondo la vecchia credenza di Modica (Ragusa), nelle notti tra il 24 e il 25 gennaio, emerge dal fondo del mare con un canto dolcissimo e pronta a predire il futuro a chi sappia avvicinarla. Immagini e motivi più inquietanti si registrano altresì in ricorrenza o meno di date precise. Così a Capodarso (Caltanissetta) si ritiene che almeno una volta l’anno si svolga una vera “fiera” di spiriti, nei pressi di un ponte fatto erigere da Carlo V e nel corso della quale si vende, fra l’altro, della frutta che è destinata a divenire d’oro, l’indomani. A Termini Imerese (Palermo) è radicata una leggenda secondo la quale Salomè, la figlia di Erodiade, sarebbe approdata, a suo tempo, a codesti lidi in cerca d’espiazione per la morte di Giovanni Battista, da lei provocata; fece perciò costruire una chiesa in memoria del martire, ma non appena essa fu terminata sarebbe scaturito dalle viscere della terra un fiume di sangue che tutto inaridiva intorno. La bella peccatrice si sarebbe allora annegata in quei flutti. Non appena ciò avvenne – prosegue la leggenda – il fiume di sangue sprofondò sottoterra. Ma ogni anno, nella notte di vigilia di San Giovanni, per incantamento, Salomè e il corso di sangue riapparirebbero in superficie, fermando ogni fremito di vita, sino a quando, al mattino, il disco solare, recante la testa decollata del Battista, non costringe nuovamente Salomè e il relativo fiume a ritornare negli inferi. Similmente, a Noto si parla di un tesoro nascosto sepolto in una grotta e custodito dai fantasmi degli “infedeli” che lì l’avevano sepolto; a Sciacca, si tramanda una fosca storia di sangue che comprende la reiterata resurrezione dei morti, a scopo di vendetta, e così via. Il panorama delle credenze attive non è meno ricco di richiami a tempi precristiani. Per esempio, i doni annuali ai bambini sono recati in commemorazione del ritorno dei morti nelle prime notti novembrine. Negli stessi giorni nei locali pasticcieri sono usi confezionare dei dolci, detti appunto dei “morti”, di soggetto macabro: scheletri, teschi e ossa. L’usanza in parola e particolarmente viva nel Palermitano e nel Catanese. La festa di Santa Lucia (13 dicembre), e i giorni immediatamente susseguenti, sino alla vigilia di Natale, sono tenuti propizi per trarre oroscopi sull’andamento dell’imminente anno nuovo. L’Epifania, infine, è unanimemente considerata il primo giorno di carnevale. A proposito di festività merita anche d’esser ricordata la cavalcata del Gigante e della Gigantesca che si svolge a Messina nel giorno di ferragosto, festa dell’Assunta, quasi contrapponendosi alla processione della “vara”: una costruzione piramidale ornata d’immagini di angeli e che reca al vertice le statue della Madonna e di Cristo. Un’equivocabile impronta cristiana ha per contro la “diavolata” di Adrano (Catania): un dramma sacro che vede il vittorioso combattimento dell’arcangelo Michele contro legioni di diavoli e contro la stessa Morte. Naturalmente, lo stesso può dirsi per le famose celebrazioni palermitane della patrona Santa Rosalia, commemorata in tre date diverse, l’11 gennaio, il 15 luglio e il 14 settembre, con imponenti processioni e con gigantesche “vare”, analoga alla “vara” messinese. Su di un alto piano, si segnalano anche le tavolette di ex voto conservate nel santuario di Trecastagni (Catania).

Per quanto riguarda taluni aspetti della cultura ergologica, ben noto è il tipico carretto isolano ad alte ruote, solitamente intagliato e dipinto con scene che s’ispirano alle vicende cavalleresche, narrate dai cantastorie e dal Teatro dei Pupi. Sulle origini di questo mezzo di locomozione non mancano le discussioni fra gli specialisti dell’inizio del secolo. Giuseppe Cocchiara ha però dimostrato che il sistema viario dell’isola non poté permettere la nascita di tale mezzo se non in pieno XVIII secolo. Peraltro gli esemplari più antichi sino a noi pervenuti del carretto siciliano non risalgono, di norma, oltre la metà dello scorso secolo. Negli esemplari più addietro nel tempo le ornamentazioni d’intaglio e le pitture possono essere di soggetto sacro, anziché “carolinge”. Non è certo, tuttavia, questa distinzione iconologica a garantirne l’antichità. Per ciò che concerne l’architettura spontanea osserveremo che essa rientra pienamente nell’orizzonte dello “stile mediterraneo”, tipico di tutto il Mezzogiorno. Qua e là, tuttavia, s’individuano anche agglomerati o singoli edifici a forma di trulli.

Due parole vanno infine espresse sui costumi popolari. Anche in questo settore si hanno riscontri abbastanza evidenti con le altre regioni del meridione della Penisola. L’abito femminile, infatti, per foggia e colori rassomiglia a quelli della Calabria e della Sardegna, variando ovviamente secondo le età e le occasioni. Lo stesso può dirsi per il costume maschile, più severo e caratterizzato da larghe fasce colorate in funzione di cintura.

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Teatro dei Pupi
1
La Leggenda di Colapesce
Renato Guttuso
1
La leggenda della Sirena
Modica (Rg)
1
La Leggenda di Salome'
Termini Imerese (Palermo)
1
Carnevale di Sciacca
(Agrigento)
1
Santa Lucia
1
Santa Rosalia
(Palermo)
1
Mata e Grifone
(Messina)
1

La Vara

(Messina)

 

Feste religiose

 

Le feste religiose cattoliche rivestono una grande importanza all'interno del folklore siciliano. La festa di Santa Rosalia a Palermo, quella di Sant'Agata a Catania, quella della Madonna della Lettera a Messina, quella della Settimana Santa a Caltanissetta, quella di Santa Lucia a Siracusa, quella di San Giorgio a Ragusa Ibla e le processioni del Venerdì Santo a Enna, la processione vivente della passione a Marsala, e la processione dei Misteri a Trapani.

 

Altre feste importanti sono:

  • la festa di Sant'Alfio a Lentini
  • la festa di San Sebastiano di Acireale
  • la festa di San Giacomo a Caltagirone
  • la festa della Madonna della Visitazione a Enna
  • la festa della Santissima Maria dell'Alemanna a Gela
  • la festa della Madonna della Neve a Giarratana
  • la festa di San Giuseppe a Santa Maria di Licodia
  • la festa di San Filippo d'Agira ad Aci San Filippo (CT)
  • la Festa di San Calogero ad Agrigento
  • la festa del Santissimo Salvatore della Trasfigurazione a Cefalù

 

Feste laiche

 

Il Carnevale è festeggiato in Sicilia con manifestazioni tra le più belle e caratteristiche a livello nazionale al punto da partecipare anche al Carnevale di Viareggio; particolarmente note sono quelle di Paternò, Valderice, Acireale, Misterbianco, Sciacca, Termini Imerese ed il carnevale di Regalbuto, alte espressioni di folklore popolare e di spensieratezza.

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Festa di Sant'Agata

(Catania)

 

 

parkalcantara