Storia - Lipari

PERIODO ROMANO

 

La pax romana

Il periodo romano non fu particolarmente brillante per il popolo eoliano che, a poco a poco, scivolò in un oblio conseguente alla perdita della sua importanza strategica. Infatti tanto più il Mediterraneo diventava “Mare Nostrum”, tanto meno era di interesse per i Romani il mantenimento di questa posizione con fini di controllo del traffico nello Stretto tra Sicilia e Calabria. In breve tempo quindi tutte le usanze provenienti dalla democrazia greca basata sulla “polis” furono sostituite con le leggi ed i costumi dei Romani. I vecchi privilegi cadono ad uno ad uno e Lipari diventa una delle 35 città decumane della Provincia di Sicilia: ricordiamo qua che quest’ultima fu la prima delle Provincie romane e come tale fu governata da un Pretore con diritto di “imperium”. In qualità di città decumana, Lipari dovette pagare la decima al suo censore che ne rispondeva al questore di Siracusa e questi direttamente al Pretore. Inoltre era tenuta al pagamento del portorium, tributo pari al 5% del valore delle merci esportate che, all’epoca, si riducevano sostanzialmente al solo allume. Tuttavia, anche se caduta in secondo piano dai fulgori di epoca greca, Lipari mantenne il rango di città con un suo governo (senato) corrispondente alla amministrazione comunale di oggi, ciò che deve considerarsi come un trattamento di favore perché avrebbe potuto finire a livello di città censoria di proprietà dello stato (ager publicum). Il periodo romano fu un periodo tranquillo ma non molto florido sia a causa dei danni e le devastazioni subite nel corso delle guerre puniche sia per le eruzioni vulcaniche che, negli ultimi secoli prima di Cristo, furono particolarmente vivaci. In questo periodo infatti, tra gli altri fenomeni di minore entità, ci fu la eruzione di un nuovo cratere nell’isola di Vulcano che dette luogo al promontorio oggi conosciuto con il nome di Vulcanello (183 a.c.).

Le guerre civili ed il periodo imperiale

Durante le guerre civili romane Pompeo, che in base ai precedenti accordi con Cesare aveva mantenuto il controllo della flotta ed il potere marittimo, si impadronisce di Sicilia e Sardegna e sfrutta la sua potenza per controllare il flusso di grano che, provenendo dall’Africa e dalla Sicilia, rifornisce Roma.

Resti di costruzioni di epoca romana in località Diana


Nuovamente le Eolie e Lipari in particolare, si trovano al centro della attenzione. Pompeo vi stabilisce una delle basi della sua flotta e, da qui impegna varie battaglie con i suoi avversari. Nessuna di queste battaglie ebbe esito risolutivo sino a quando Ottaviano, figlio adottivo di Cesare e suo nipote, rivolge la sua attenzione alla riconquista della Sicilia. Il suo generale Agrippa trasferisce la flotta a Vibo Valentia da cui muove per la conquista prima di Stromboli e poi di Lipari e di Vulcano con lo scopo di invadere la Sicilia partendo da Tindari e Milazzo. Proprio nelle acque antistanti Capo Milazzo la flotta di Pompeo si scontra definitivamente con quella di Agrippa e ne viene distrutta, dando inizio alla serie di battaglie vittoriose di Ottaviano che lo portarono nel giro di pochi anni alla riunificazione di ogni parte dei territori romani ed alla fondazione dell’Impero cui egli fu il primo ed indiscusso capo con il nome di Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto. Lipari, a motivo dell’atteggiamento di favore con cui accolse la flotta di Agrippa, fu premiata con il ruolo di municipium che consentiva leggi locali e cittadinanza romana. L’età augustea ed il primo periodo dell’Impero, controllato ed amministrato in maniera esemplare dalla potenza e dalle regole di Roma, furono di assoluta tranquillità per tutta la Sicilia e per Lipari in particolare. Nulla si sa di cosa avvenne in quegli anni e tutto fa pensare che, appunto, non avvenne nulla di sufficientemente notevole da lasciare traccia nei testi di storia. Tuttavia nei primi anni dell’Impero, partita dal medio oriente, un’altra rivoluzione stava per conquistare il mondo occidentale e nuovamente le isole Eolie ne furono partecipi con eventi le cui tracce sussistono ancora oggi.