PERIODO GRECO
La colonizzazione
Fu dunque nel 580 a.c., dopo circa 300 anni di abbandono, che i greci, nella loro opera colonizzatrice del mediterraneo, arrivarono sino alle isole Eolie insediandosi a Lipari e prendendo possesso di quella che sarebbe divenuta l'acropoli. Finisce in tal modo la preistoria e comincia un periodo ben documentato che lascerà segni profondi nella cultura eoliana che sopravvivranno ben oltre la fine dell'occupazione greca contribuendo alla diversificazione delle Eolie rispetto al resto della Sicilia. Tucidide, Pausania ed altri riportano che la colonizzazione avvenne ad opera di Cnidi e Rodii che, oppressi dalla tirannia del re locale, si misero per mare alla ricerca di luoghi più adatti alla evoluzione della cultura di libertà, propria delle genti greche. Antioco si spinge oltre e indica il nome di Pentatlo come quello dell'ecista (colonizzatore a capo della spedizione) che, dopo lungo vagare e dopo un periodo di guerre passato nella zona di Selinunte, approda nella baia di Lipari ben accolto dalla scarsissima popolazione residente (circa 500 persone) e là decide di fermarsi. Siamo nell'anno primo della 50^ Olimpiade (580 a.c.).
La permanenza a Lipari dei colonizzatori si ritiene dovuta ad almeno due importanti fattori. Il primo, prettamente economico, è la presenza nell'isola di allume utilizzato sin dall'antichità come fissante per colori ed il cui uso era quindi basilare nella tintura delle stoffe. Il secondo motivo, di carattere politico, è stato lo sfruttamento della eccellente capacità marinaresca dei greci combinata con la posizione strategica dell'arcipelago al fine di contrastare la pirateria, in particolare quella proveniente dal Nord. L'importanza di questo servizio, definitivamente sancita con la vittoria riportata su una flottiglia di 20 navi etrusche, è stata motivo di mantenimento di continui contatti e relazioni commerciali sia con la Grecia continentale che con la Magna Grecia, determinando il parallelo sviluppo culturale delle Isole. Un effetto secondario generato dal continuo stato di permanente allerta militare delle popolazioni eoliane si è riscontrato nello sviluppo sociale che ha preso un indirizzo di tipo collettivista nel senso che la popolazione, divisa nettamente nelle due categorie di pastori-contadini e marinai-soldati, ha ritenuto efficace per il proprio mantenimento la messa in comune di tutte le proprietà i cui frutti venivano ugualmente messi a disposizione di tutta la popolazione. La capacità marinaresca ed il controllo del Mediterraneo settentrionale da parte dei liparesi è dimostrata anche dalla fondazione della città di Rhodas, sulla costa spagnola della Catalogna, a cui i fondatori vollero dare il nome della patria da cui provenivano gli antichi colonizzatori.
Nel 427 a.c. Siracusa aggredì Lentini, che fu costretta a chiedere aiuto agli Ateniesi dando origine alla prima guerra "Ateniese "; la gente di Lipari, sentendosi più affine ai greci della vicina Siracusa che a quelli della più lontana Atene, si alleò con i primi e beneficiò dei normali vantaggi di essersi alleata con il vincitore. Successivamente Atene volle ritornare in Sicilia, intraprendendo una seconda guerra che fu più distruttiva della prima. Nel 415 salpò dalla Grecia una flotta di 134 triremi, più di 5.000 opliti, 30 navi da trasporto e 100 da commercio con in tutto 35.000 uomini, sotto il triplice comando di Alcibiade, Lamaco e Nicia. Una parte di questa poderosa flotta, circa 30 navi e 3.400 uomini, volle occupare Lipari per usarla come base per l'invasione di Capo Milazzo ma ne fu respinta. Dopo 2 anni di altalenanti vicende nella guerra tra Atene e Siracusa l'armata Ateniese subì un'umiliante sconfitta sulle rive del fiume Assinaro (413 a.c.). Dopo la sconfitta Atene rinunciò per sempre alle proprie mire espansionistiche nel Mediterraneo ma l'indebolimento di Siracusa, conseguente alla lunga e difficile guerra sostenuta, dette il via libera ai Cartaginesi che approfittarono di questa situazione per riprendere le loro conquiste in Sicilia. Il possesso di Lipari ancora una volta si rivelò strategico a tal fine ed i Cartaginesi lo completarono nel 397 a.c., nonostante la tenace resistenza offerta dagli abitanti. Tale dominio tuttavia non durerà a lungo in quanto, partita da Lipari la flotta cartaginese, viene ristabilito lo status quo ante e l'alleanza con Siracusa.
Il IV secolo a.c. sarà un buon periodo per le Isole Eolie ed i suoi abitanti. L'alleanza con la potente Siracusa, l'agiatezza dovuta ai traffici marittimi sempre più intensi tra il mondo greco ed il Mediterraneo settentrionale nonché, forse, un certo uso disinvolto della difesa dai pirati che sconfinava nella pirateria stessa, fecero arricchire la popolazione che iniziò a costruire templi agli dei ed a conservare in essi beni di lusso. Si ricordano di questo periodo i templi di Eolo e di Diana a Lipari, di Efesto a Vulcano e di Apollo a Salina. Sono forse di questi anni anche i resti di un tempio, tra Basiluzzo, Dattilo e Lisca Bianca (gli isolotti vicino Panarea), sprofondato nel corso di una forte eruzione di Vulcano avvenuta tra il 370 e 350 a.c. Al quarto secolo è sicuramente databile l'inizio della capacità di batter moneta che indica la riconosciuta indipendenza e ricchezza.
All'inizio del secolo avviene un fatto, riportato anche da Tito Livio, che avrà importanti conseguenze per i liparesi. Nel 396 a.c. una nave romana, in viaggio verso il tempio di Apollo a Delfi per portarvi un cratere d'oro quale dono votivo, viene intercettata dai liparesi che, venuti a conoscenza dello scopo della missione, non solo non si impossessano del cratere ma anzi scortano i romani sino a Delfi. È il primo contatto con la città di Roma e l'episodio dovette colpire i romani così favorevolmente che, dopo oltre un secolo, i discendenti delle genti che compirono quel gesto furono esonerati dal pagare tributi a Roma conquistatrice. L'agiatezza di cui la popolazione eoliana godette nel corso del IV secolo fu tuttavia causa delle avidità del tiranno di Siracusa Agatocle che, negli ultimi anni del secolo (304 a.c.), mise a sacco i templi di Eolo e di Efesto depredandoli e riempiendo con il bottino ben 11 navi da trasporto, chiara dimostrazione dell'entità delle ricchezze accumulate. Una burrasca, che la credenza popolare vuole scatenata dalla vendetta di Eolo, fece tuttavia affondare le navi con tutto il loro carico. Questo episodio causò la rottura dell'antica alleanza con Siracusa e determinò una parallela apertura verso Cartagine che così veniva ad avere una importante base nella posizione più strategica di tutta la Sicilia. A tal punto era considerata importante che nel 269 a.c. i cartaginesi, nella persona del loro comandante militare Annibale di Giscone, vi posero il loro quartier generale e residenza in vista degli eventi bellici che sarebbero successi di lì a poco.
Le guerre puniche
I siracusani, minacciati da Cartagine e desiderosi di non perdere il controllo delle terre siciliane ricche di frumento, chiesero aiuto a Roma che altro non aspettava se non il casus belli che le consentisse di intervenire contro l'altra maggiore potenza affacciata sul Mediterraneo.
L'inizio della prima guerra punica vede Roma in forte sofferenza per la mancanza di una flotta capace di contendere a Cartagine il predominio marittimo e l'occupazione di tutti i punti strategici del Mediterraneo occidentale, uno dei quali era ovviamente Lipari ed il suo arcipelago. Nel corso del 260 a.c. furono costruite dai Romani ben 120 navi e nello stesso anno, prima ancora di avere disponibile tutta la flotta, il console Cneo Cornelio Scipione tentò la conquista di Lipari. Nella sua rada (Battaglia delle isole Lipari) 17 navi romane e 20 triremi cartaginesi, al comando di Boode, si scontrarono con esito infausto per i romani. Questi perdettero tutte le navi ed i loro equipaggi ed il console stesso a seguito di questa disfatta venne nominato Cneo Cornelio Scipione Asina.
Secondo l'uso romano la sconfitta non venne lasciata impunita e l'anno successivo il console Caio Duilio tornò con tutta la flotta disponibile, circa 100 navi dotate di quella che oggi sarebbe identificata come un'arma segreta: il "corvo". Si trattava di una passerella mobile dotata di rampini che, in vicinanza delle navi avversarie, consentiva di agganciarle e di far sì che gli opliti romani potessero trasbordare e trasformare la battaglia navale nella più conosciuta battaglia di tipo terrestre. La flotta romana e quella cartaginese in arrivo da Palermo, forte di 130 triremi, si scontrarono di fronte a capo Milazzo in quella che è passata alla storia per essere stata la prima battaglia navale vinta dai Romani.
Non molti altri fatti interessano le Eolie durante le guerre puniche. I Romani infatti, non ancora pienamente consapevoli dell'importanza del dominio marittimo, lasciarono presto le Eolie occupandosi delle battaglie terrestri con le ben note vicende storiche. Non dimenticarono tuttavia la precedente alleanza eoliana con Cartagine e Lipari fu messa sotto assedio, in un momento di relativa calma e, dopo mesi di resistenza, rasa al suolo nel 251 a.c.. Seguendo la consuetudine romana di inglobare le genti conquistate senza schiacciarne la cultura, o forse essendo ancor vivo il ricordo dell'episodio del cratere d'oro avvenuto circa 150 anni prima, o ancora in virtù dello scarso impegno mostrato nel combattere a fianco di Cartagine, i liparesi furono lasciati uomini liberi con diritto di battere moneta e con tutte le usanze di origine greca ancor vive.
Nel 251 a.c. dunque si può considerare conclusa l'avventura greca delle genti eoliane che da questa civilizzazione, durata 330 anni circa, hanno ricevuto moltissimo. Sopra ogni altra cosa la cultura, che è divenuta la base di tutto il pensiero occidentale, la capacità di navigare e l'amore per il teatro. Di quest'ultimo rimangono evidenti resti sul Castello insieme ad un cospicuo numero di terrecotte raffiguranti maschere del teatro greco classico conservate nel Museo Archeologico eoliano a Lipari. Al periodo greco fanno capo anche le numerose tombe site in località Diana.

